Le nove Muse: divinità della memoria e delle arti

Le nove muse - Feel No Pain
Non so se ti è mai capitato, ma accade a volte che, del tutto all’improvviso, nella nostra mente scocchi una scintilla, misteriosa ed imprevedibile, dalla quale nasce un’idea. “Eureka!” era solito urlare il grande inventore siracusano Archimede quando gli capitava e, inspiegabilmente, ciò che prima non riusciva a comprendere, gli diveniva chiaro e logico. Così il tutto si risolveva in una straordinaria invenzione o nella risoluzione d’un complesso rompicapo. A me succede spesso che, camminando per la strada, leggendo un libro, ascoltando una canzone o guardando un film, nella mia testa qualcosa s’accenda e, dal nulla, venga partorita un’ idea: si può trattare di frasi, ispirazione per dei testi o di veri e propri concetti, i quali, se prima faticavo a comprendere o a collegare con altri pensieri, ora diventano chiari e perfettamente coerenti tra loro. È un fenomeno strano da spiegare, un qualcosa di tipicamente ed esclusivamente umano che a me piace definire “Scintilla di Genio”. Anche gli Antichi, già prima dell’Eureka d’Archimede, si chiedevano da dove provenisse quest’improvvisa ispirazione e, ovviamente, vedevano nella Scintilla di Genio un’origine divina: le Muse.

Le Muse, tra mitologia e leggenda nell’antica Grecia

Ti stai chiedendo chi fossero queste Muse? Senza dubbio furono tra le divinità più interessanti della mitologia antica, tanto che, pur con il passare del tempo, la cultura occidentale continuò a vederle protagoniste di tutto il mondo delle arti. Le Muse, erano creature meravigliose, donne sagge e bellissime, figlie di Zeus e Mnemosine, la personificazione della memoria. Nove notti insieme, nove notti sullo stesso giaciglio, nove notti persi l’uno nello sguardo dell’altro… da questi cupidi e passionali momenti, in cui il Signore dei cieli e l’antica memoria si congiungevano nell’atto d’amore, nacquero loro, le Muse, signore delle arti. Il potere e la conoscenza, Zeus, e la memoria, Mnemosine, da questo incontro vennero al mondo le ancelle degli dei, le quali, con le loro incantevoli doti, avevano il compito di allietare i banchetti dell’Olimpo e celebrare le imprese del Signore dei cieli contro i Titani.

Quante erano le Muse?

Erano nove, una per ogni notte in cui fu consumato l’amore tra i loro genitori. Nove bellissime donne a cui, una per una, era affidato il compito di difendere, ispirare e promuovere un aspetto dell’Arte. Vediamo di conoscere un po’ meglio le nove sorelle e gli ambiti di cui erano protettrici!

LE NOVE MUSE

Calliope, “colei che ha una bella voce”

“Cantami, o Diva, del pelide Achille

l’ira funesta che infiniti addusse

lutti agli Achei”

Con queste eterne parole il grande Omero diede inizio alla sua prima e straordinaria opera: l’Iliade. Ma a chi si rivolgeva? Chi era la “Diva” a cui il poeta chiedeva di narrare le gesta di Achille e dei Greci? Era una Musa, più precisamente Calliope, ispiratrice della Poesia Epica. Oggi forse noi non ne capiamo il peso, ma per i Greci l’Epica era la narrazione delle battaglie e delle gesta eroiche di uomini e popoli e dunque rappresentava la narrazione in versi della Storia. Calliope dunque, la Musa il cui nome significa “colei che ha una bella voce”, era custode dell’identità di un popolo, un tema a cui i Greci erano particolarmente legati, poiché, essendo divisi in tante città-stato, trovavano nelle loro tradizioni e radici comuni il collante della grecità. Calliope, inoltre, come ci dice il suo nome, era fra tutte le Muse la più abile nel canto, tanto che nessuno, né dio, né mortale, poteva eguagliarla. Veniva sempre raffigurata con in mano una tavoletta su cui scrivere, un rotolo di pergamena e con una corona d’oro sulla testa.

Erato, “colei che provoca desiderio”

Se prima abbiamo parlato di epica e di gesta eroiche, con Erato, il cui nome deriva da Eros, il dio dell’amore, cambiamo totalmente campo ed entriamo in quello della lirica, ovvero la poesia amorosa. Sempre rappresentata con una corona di mirti e rose, con la lira (uno strumento musicale a corde molto simile ad una piccola arpa) nella mano sinistra e il plettro nella destra per suonare, lei era la Musa dell’amore, quella a cui si rivolgevano i poeti e gli innamorati nel momento in cui cercavano le parole giuste per sedurre le proprie amate.

Clio, “colei che può rendere celebri”

Clio era la Musa della Storia, l’ispiratrice degli storici e degli studiosi del passato. Potrebbe sembrare la stessa cosa di Calliope, ma, se prima parlavamo di epica e identità, qui intendiamo uno studio scrupoloso e coerente, ovvero la storiografia. Non c’è quindi spazio per il mito (anche se i Greci, per tutta la loro storia, come tutte le società antiche, tenderanno a mischiare spesso mito e realtà). Ci si rivolgeva a Clio come sapiente custode della memoria storica e degli accadimenti, nel tentativo di produrre saggi o testi storici obbiettivi e realistici. Era sempre rappresentata seduta e con in mano una pergamena

Euterpe, “colei che rallegra”

Rappresentata con in mano l’Aulos (la versione antica del flauto), Euterpe era la Musa della musica e la protettrice degli strumenti a fiato. Il suo nome significava letteralmente “colei che rallegra”, dato dal fatto che i Greci davano una grandissima importanza alla musica ed essa compariva in una grande quantità di riti o momenti della giornata, che venivano rallegrati dai suoni armonici e piacevoli degli strumenti.

Melpomene “colei che canta la tragedia”

Vestita di abiti lunghi e teatrali, Melpomene teneva in mano un pugnale insanguinato e una maschera dal volto triste. Era la Musa del canto e della Tragedia, una delle tipologie teatrali più amate dai Greci. Le Tragedie greche infatti avevano un grande valore educativo e mettevano in luce come certi comportamenti e azioni crudeli, empie o tracotanti che fossero, portassero alla rovina. Si diceva inoltre che Malpomene fosse la madre delle sirene, creature mitiche dal corpo d’uccello e la testa di donna. ( La Sirena: storia, mistero e leggenda )

Polimnia, “colei che ha molti inni”

Rappresentata sempre con aspetto devoto e contemplativo, vestita d’un lungo abito e con il velo sulla testa, Polimnia era la Musa del canto Sacro, colei a cui ci si rivolgeva nei momenti di preghiera e devozione per gli dei. È spesso associata anche alle arti dell’oratoria (abilità importantissima all’interno di una società democratica e politicizzata come quella greca), della geometria e talvolta della Storia. Si dice sia colei che ha inventato la lira e l’agricoltura e che Eros fosse suo figlio.

Talia, “colei che è festiva”

Talia era la Musa della Commedia, anche essa molto importante presso i greci, poiché spesso sfociava nella satira, divenendo dunque un momento di contestazione politica. Portava una corona d’alloro in testa e una maschera dal volto sorridente nella mano.

Tersicore, “colei che si diletta nella danza”

La danza era una delle arti più importanti e amate dai Greci, tanto che, pure a Sparta, era praticata anche dagli uomini. Dava slancio al corpo e coordinava i movimenti, elementi fondamentali per un guerriero. Tersicore era la Musa protettrice e ispiratrice della danza, rappresentata con il lungo abito dei suonatori di cetra e sempre intenta a suonare il suo strumento per i danzatori.

Urania, “colei che è celeste”

Urania era la  celeste Musa dell’astronomia e della geometria, colei a cui si rivolgevano gli studiosi del cielo, degli astri e delle forme, la quale è sempre stata rappresentata con un abito azzurro, un globo tra le mani e con attorno diversi strumenti scientifici.

Il Sapere Umano tra Ragione e Passione

Come detto all’inizio, il culto delle Muse, in occidente, è arrivato fino ai nostri giorni: più volte nella storia sono state invocate da poeti e studiosi, affinché ispirassero le loro gesta e scoperte. Fra tutti non possiamo non citare Dante, che, seppur in piena età cristiana, all’inizio delle prime due cantiche chiede l’aiuto e il sostegno delle divinità delle arti. Eppure, al di là di miti e culti vari, le Muse conservano in sé un messaggio e una lezione che noi contemporanei abbiamo purtroppo dimenticato. Nel mondo antico le nove ancelle erano spesso associate a due divinità molto particolari: Apollo e Dioniso. Perché particolari? Devi sapere che questi dei rappresentavano per i Greci due aspetti complementari e, allo stesso tempo, contrastanti della natura umana: Apollo, dio della scienza e delle arti, era la rappresentazione della razionalità e del desiderio di ordine e armonia; Dioniso, invece, dio del vino, dell’ebrezza e dell’estasi, rappresentava la parte irrazionale e passionale presente in ognuno di noi (per intenderci quel lato della nostra personalità che emerge alle feste dopo qualche bicchiere di troppo…). Ti stai chiedendo dove voglia arrivare? Le Muse, tutte insieme, rappresentano una sorta di orchestra con tanto di ballerina; un insieme di abili musiciste e cantanti che sintetizzano tutti gli aspetti della conoscenza. Musica, Storia, Geometria, Astrologia, Poesia… insomma le Muse sono la rappresentazione della complessa orchestra del sapere umano. Come ogni orchestra che si rispetti però, le nostre divinità hanno bisogno d’essere coordinate da un direttore e questo ruolo, nella visione degli antichi, poteva essere ricoperto o da Apollo o da Dioniso. Talvolta la razionalità, talvolta l’irrazionalità… a questi due grandi aspetti della nostra natura tocca governare e dare il ritmo all’agire del nostro sapere, che può, a seconda del “direttore d’orchestra”, destreggiarsi in ambiti e modalità differenti. Per i Greci questo era la norma e, per generare un’anima virtuosa, erano certi servisse trovare la giusta misura tra l’Apollo e il Dioniso presenti in ognuno di noi. Tanto la ragione quanto la passione hanno il dovere di essere coltivate e stimolate e allo stesso tempo moderate e controllate. Ebbene, poiché la Storia è maestra di vita, dovremmo imparare che, se diamo troppa importanza ad una sola parte di noi, trascurandone quindi un’altra, non riusciremo mai a vivere a pieno. Solo curando ogni aspetto della nostra personalità e della nostra natura d’uomini, riusciremo ad essere persone a “tutto tondo”, capaci di vivere con intensità ogni aspetto della vita.
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