Divinità Marine: Dei del Mare e della Pioggia

Scultura raffigurante il Dio della pioggia Tlaloc

Profondo, bellissimo, terribile, ricco e indomabile, il mare per molte culture è la casa di potenti divinità. Naturalmente, quando pensiamo al Dio del Mare la nostra mente va subito al barbuto Nettuno che col braccio possente regge il suo tridente. Ci sono però una miriade di Divinità con forme e poteri che raccontano innumerevoli culture, dalle civiltà precolombiane alla mitologia norrena.

Ovviamente, maggiore era il legame di un popolo con l’acqua e maggiore era l’importanza che attribuivano al Dio del Mare, elaborando così entità complesse e affascinanti. Qui a seguito troverai una mia selezione di divinità acquatiche, scelte per le loro peculiarità e curiosità.

Chalchiuhtlique e Tlaloc, dei delle piogge

Scultura raffigurante un Dio del Mare Azteco

Partamo da Chalchiuhtilique. Hai problemi a pronunciare il suo nome? Non preoccuparti, perché questa dea dell’acqua era anche chiamata Acuecucyoticihuati. Divinità importante per la cultura azteca, governa tutte le acque, dai piccoli ruscelli di montagna ai vasti oceani che coprono il mondo. Molto venerata, fa parte del gruppo di dei della Pioggia che popolano l’Olimpo Azteco e anzi alcuni testi la descrivono come la moglie del potentissimo Tlaloc, supremo dio della Pioggia.

Non direttamente associato al mare, aveva il controllo sulle acque ed è per questo che era temutissimo dagli Aztechi. Terribile, può provocare inondazioni e siccità e per placarlo si offrivano numerosissimi sacrifici umani. Un sacrificio odioso a Tlaloc era quello dei bambini, che venivano annegati in suo onore. Il suo aspetto è inquietante, con occhi cavi, pelle azzurra e una grande bocca da cui fuoriescono due zanne robuste.

Scultura raffigurante il Dio della pioggia Tlaloc

A differenza di Tlaloc, un aspetto che mi rende simpatica l’impronunciabile Chalchiuhtlique è proprio l’assenza di sacrifici umani: durante le cinque feste annuali a lei dedicate, gli austeri sacerdoti aztechi si immergevano nelle acque di un lago e saltellavano come le rane, facendone anche il verso. Perché? Per accattivarsi la simpatia della dea, ovviamente, e favorire la fertilità. Sarebbe stato divertente vederli.

Yam, dio del mare

Il mare è disordinato e distruttore e in moltissime culture il caos primordiale parte proprio dall’acqua. Ecco allora perché Yam, dio del mare dei Fenici (e dei Cananei in generale), ha molti aspetti negativi e malvagi: a lui si devono le tempeste mortali e le distruzioni delle onde. Dio del Caos Primordiale, è associato in qualche modo al serpente Tiamat dei babilonesi. ( I serpenti Marini: mostri degli Abissi Mitologici )

Per la sua natura distruttrice, gli altri dei lo scacciarono dal monte Sappan, l’Olimpo delle divinità cananee e Yam si ritirò in un palazzo nelle buie profondità abissali. Sebbene i Fenici dovessero la loro fortuna al mare, stupisce che la divinità del Mare fosse associata al caos e al disastro.

Questo però è più comprensibile se pensiamo al grande nemico di Yam: Baal. Signore delle tempeste, è la divinità più importante della religione Cananea. Ordinatore e benefico, combatté contro Yam per il titolo di Signore degli Dei. Il mare, insomma, rappresentava il disordine da dominare.

Manannan Mac Lir, dio del mare e delle tempeste

Il mare che bagna l’isola d’Irlanda è pieno di leggende e animali mitologici. Fra questi, è importante citare Manannan Mac Lir, Dio del Mare e delle tempeste. Il suo nome è molto poetico, perché significa “figlio del Mare” e la sua figura ha tutto il fascino delle leggende irlandesi. Le storie che lo descrivono, infatti, sono dense di magia.

Manannan si muoveva nel mare a bordo di una nave che non aveva bisogno di vele. Quando era stanco di spostarsi via nave, poteva sempre montare in groppa a Enbarr, il cavallo che galoppava sulle acque. Proprio come Harry Potter, Manannan possedeva, fra i suoi oggetti magici, il famoso mantello dell’invisibilità.

Fu sposato con Fan, la famosa Regina delle Fate. Molti dimenticano, però, che più anticamente la bellissima Fan era lei stessa una dea del mare.

Dakuwaqa, il Dio Squalo

Nelle trasparenti acque che circondano le isole Fiji, a guardia della barriera corallina, troviamo Dakuwaqa, il Dio Squalo. È un dio acquatico ma non ha il potere assoluto sui mari, al punto che spesso si è trovato a combattere con altre divinità. Racconta una leggenda, infatti, che il Dio Squalo un bel giorno decise di conquistare le isolette di Kadavu, ma la cosa non piacque per niente a un guardiano divino, che lo sfidò tramutandosi in piovra.

Si tratta di un dio benefico e protettore, amico dei pescatori. Gli uomini che gettano le loro reti lo venerano perché tiene lontano i pericoli e offre loro grandi quantità di pesce.

Come è fatto il Dio-Squalo? In realtà può mutare forma e prendere le sembianze di qualsiasi animale, ma il suo vero aspetto è quello di un muscolosissimo uomo con la schiena di uno squalo.

Poseidone, Dio delle Acque e del Mare

Gli antichi Greci furono grandi navigatori e il dio del mare più famoso nella cultura popolare è sicuramente Poseidone. Eppure, l’origine del dio sembra non avere nulla a che fare con il mare. Sembra infatti che le prime popolazioni greche vivessero nell’entroterra e si ipotizza che a quel tempo Poseidone fosse semplicemente Dio delle Acque. Questo spiegherebbe anche la bizzarra associazione fra Poseidone e due animali a lui sacri che difficilmente si possono immaginare a sguazzare fra le onde: il toro e il cavallo.

Con la colonizzazione delle coste, poi, il Dio delle Acque divenne finalmente il Dio del Mare, accompagnato da una miriade di figure mitologiche marine. Fra queste c’è anche il famoso Tritone, una sorta di sireno per metà uomo e per metà pesce. ( La Sirena: storia, mistero e leggenda )

Una figlia molto enigmatica di Poseidone è Cimopolea. Si tratta di una divinità minore poco conosciuta oggi ma molto temuta dai marinai di allora. Figlia burrascosa, provocava violentissime tempeste marine al punto che il padre le vietò di vivere nel suo palazzo (rompeva tutto) e la spedì ad abitare in una residenza in rovina che stava negli abissi.

Nettuno ha un’iconografia molto bella: lo immaginiamo a bordo della sua biga trainata da cavallucci marini, stringendo nel pugno il suo tridente. Simile alle rappresentazioni di Zeus nell’aspetto, ha un corpo muscoloso e un volto adulto con barba e capelli lunghi. Spesso è impropriamente rappresentato come un tritone, con la coda di pesce.

Nettuno e… Nethuns

Come buona parte degli dei latini, Nettuno è l’equivalente romano del Poseidone greco. Gli Antichi Romani riuscirono a conquistare tutte le coste che circondavano il Mediterraneo, tanto da arrivare a chiamarlo Mare Nostrum, però il mare non rappresentò mai un elemento identitario del Popolo Romano. A differenza di Greci e Fenici, infatti, i Latini radicarono la loro cultura alla terra e fu anche per questo che Nettuno non ebbe mai la stessa importanza del Poseidone ellenico.

C’è però un aspetto molto intrigante in lui, capace di renderlo molto affascinante: il nome. Neptunus, infatti, deriva dal dio antico e oscuro dei misteriosi Etruschi: Nethuns. Ancora più dei Romani, gli Etruschi furono popolo di Terra e il loro Nethuns prima di diventare dio dei Mari fu la divinità dei pozzi.

I pozzi in molte culture rappresentano un luogo mistico: bui e profondi, si infilano nel cuore della terra per portare acqua. Importanti per la vita, facevano parte del paesaggio quotidiano di ogni casa e villaggio, ma rappresentavano anche il mistero, l’abisso, l’ignoto, l’oscurità e la morte.

Successivamente, Nethuns fu associato al mare e la sua iconografia diventerà del tutto analoga a Poseidone: su una monetina del 200 Avanti Cristo trovata a Vetulonia, per esempio, c’è il suo profilo coronato (senza barba) accompagnato da due delfini con il classico tridente.

La bellezza del Nethuns etrusco, però, rimane nel fondo dei pozzi, di cui ancora custodisce il fascino e il mistero.