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I SERPENTI MARINI: MOSTRI DEGLI ABISSI MITOLOGICI

«La terra era informe e deserta e le tenebre ricoprivano l’abisso e lo Spirito di Dio aleggiava sulle acque.» […]» (Genesi, 1.2)

Quando si parla di mostri marini, spesso si cita un preciso versetto della Bibbia, nella Genesi (1.21): “Dio creò i mostri marini”. A mio avviso, però, il messaggio più misterioso e affascinante è nascosto nella frase che apre questo articolo. La parola “abisso”, infatti, in ebraico tehom (תהום) porta con sé immagini e significati molto interessanti: il tehom potrebbe non indicare solo le buie profondità dei mari ma anche un terribile mostro primordiale.

Il termine tehom, infatti, secondo lo storico Heinrich Zimmern, è legato al babilonese Tiamat, dio che rappresenta il caos primordiale che anticipa la creazione. L’aspetto di questa divinità? Un immenso e mostruoso serpente marino, dotato di corna.

I serpenti marini accompagnano le leggende e i miti più antichi: immensi e ingovernabili, vengono spesso considerati nemici dell’uomo. A ben guardare, in realtà, non è sempre così: imprevedibili, giganteschi e misteriosi, i serpenti che dominano le acque rappresentano la potenza indomabile e imprevedibile della natura, senza particolari accezioni negative.

Nelle prossime righe scopriremo quali sono i più importanti serpenti marini che hanno popolato la mitologia e le antiche storie dei marinai nei millenni.

Prima, però, alcune premesse.

– Serpenti marini. Perché? Spesso mi sono chiesto perché, in molte culture, esista l’immagine del serpente marino. Osservando il mito, ci accorgiamo che l’uomo ha messo insieme due degli elementi più temibili e misteriosi che esistano: lo spietato serpente di terra e le sconosciute profondità marine.

– Serpenti e draghi. È interessantissimo notare che i draghi e i serpenti marini sono stati per secoli la stessa cosa. I draghi degli antichi, infatti, altro non erano che orribili serpenti giganti, nascosti nelle acque. Sarà solo nel medioevo che i draghi verranno immaginati con le zampe e la gola di fuoco.

– Serpenti di mare nella biologia. I serpenti delle leggende mediorientali ed europee non vanno confusi con i serpenti di mare (Hydrophiinae), realmente esistenti. Molto velenosi e coloratissimi, popolano le acque dell’Australia e del Sud Est Asiatico. Hanno dimensioni del tutto analoghe ai comuni serpenti ed è improbabile che abbiano ispirato i draghi del mito. Nell’arte, li ritroviamo nella famosissima “Ballata del vecchio Marinaio” di Samuel Coleridge.

Il Tiamat, serpente babilonese degli abissi

Il Tiamat è un serpente divino e gigantesco della mitologia babilonese, ha un corpo enorme e due corna sulla testa. Femminile e potente, ha un lato creatore e un lato distruttore: è la dea delle acque marine e allo stesso tempo il mostro incarna il caos primordiale.

Per chi, come me, ama l’acqua, la storia generatrice di Tiamat è molto affascinante: dea delle acque salate, si unisce con Abzu, il dio delle acque dolci, per fare nascere nella pace i nuovi dei che organizzeranno il mondo. La leggenda babilonese narra che una volta cresciuti, i figli uccisero il padre, scatenando l’ira di mamma Tiamat, orrorifico serpente, la quale sarà brutalmente uccisa dal Dio della Tempesta, Marduk. Prima di morire, tuttavia, Tiamat libera per il mondo dragoni e serpenti nelle cui vene scorre veleno al posto del sangue.

Tiamat, quindi, non è solo un serpente marino, ma rappresenta il mare stesso e tutto il suo mistero. Non solo: Tiamat è l’amorevole mamma di serpenti, draghi, mostri-scorpione e innumerevoli creature distruttive.

Le sfumature di Tiamat sono moltissime e il mito, come spesso accade, è pieno di contraddizioni. Quel che è certo è che rappresenta una delle più antiche leggende di serpente marino di cui si abbia notizia.

Il Leviatano della cultura ebraica

In quel giorno, l’Eterno punirà con la sua spada dura, grande e forte, il Leviathan, l’agile serpente, il Leviathan, il serpente tortuoso, e ucciderà il mostro che è nel mare!

(Isaia 27,1)

Dal Tiamat, probabilmente, deriva anche il famoso Leviatano della cultura ebraica. Spesso immaginato come un drago, viene descritto da Isaia come un serpente tortuoso, da uccidere quando ci sarà la fine del mondo.

Ne parla anche Giobbe, che lo descrive come “il re su tutte le bestie più superbe”. Abita gli abissi più profondi e, per il suo carico simbolico, lo ritroviamo spesso in letteratura. Purtroppo, nelle interpretazioni moderne, il Leviatano perde il suo aspetto di serpente marino a vantaggio di altre forme, come la balena.

I serpenti degli antichi Egizi: Mehen e Apophis

Anche se è improprio definirli serpenti marini, ho voluto inserire questi due esseri mitologici perché sempre raffigurati accanto all’imbarcazione di Ra, il Dio Sole.

Quando Ra attraversa la notte nell’Universo Inferiore (l’Aldilà) a bordo della barca solare Mesketet , il serpente Mehen si attorciglia saldamente attorno alla sua cabina, per proteggerlo dal suo grande e malefico nemico, il serpente Apophis.

Il compito di Apophis è quello di mangiare il Sole, interrompendo così per sempre il ciclo di rinascita dalla morte. Se il serpente malvagio riuscisse nel suo intento, si avrebbe la fine del tempo e del mondo.

È molto interessante che nell’Antico Egitto il serpente sia contemporaneamente simbolo negativo e positivo. Abbiamo i serpenti buoni, come il divino serpente protettore della barca solare Mehen e il cobra reale dei Faraoni, l’Ureo. Contro di loro, troviamo il temibile Apophis, colui che minaccia la navigazione di Ra e può provocare la fine di tutto.

Scilla e Cariddi, i serpenti marini dei Greci

Temute dai navigatori dell’Antica Grecia e narrate da Omero, Scilla e Cariddi sono mostri marini mangiatori di uomini, annidati nelle acque della Magna Grecia: l’Italia.

Scilla, prima di essere tramutata in mostro, era una bellissima Ninfa dagli occhi azzurri. La gelosia della maga Circe, però, la porterà a fare una bruttissima fine: Scilla ha dimensioni abnormi e fino alla fine è rimasta, almeno nella forma, una bellissima donna.

Dai fianchi, però, partono sei orrende teste di cani feroci, attaccate al suo corpo da colli serpentini. Al posto delle gambe, Scilla ha due lunghissime code che richiamano i tritoni e i serpenti. Sconsolata per il brutto aspetto, passa il tempo a divorare gli uomini

Ancora più intrigante, per me, è la forma di Cariddi. Anche lei un tempo bellissima, viene tramutata in un orribile serpente marino. Con la bocca ricolma di innumerevoli cerchie di denti accuminati, risucchia con potenti vortici le navi che scorge.

Nella sua semplicità, Cariddi è davvero un serpente marino dall’aspetto inquietante: assomiglia a una gigantesca lampreda.

Cos’è una lampreda? È un pesce decisamente mostruoso dal corpo serpentiforme (tipo l’anguilla) la cui testa termina con una bocca tonda piena di un vortice di orribili dentini taglienti. La lampreda si attacca come una ventosa ai pesci e ne succhia il sangue.

L’Idra di Lerna

La cultura greca ci offre un altro serpente marino dal grandissimo fascino: l’Idra. Indubbiamente malvagia, I’idra ha un possente corpo serpentino sul quale si agitano nove teste.

Se ti dovessi imbattere in un’Idra, servirà a poco tagliarle le teste laterali, perché prontamente ne cresceranno altre. Inoltre la testa centrale è immortale. Il mito ci racconta che Ercole, per sconfiggerla, con l’aiuto del fedele Iolao, chiudeva con il fuoco il taglio inferto.

Ci sono stupende rappresentazioni dell’Idra di Lerna, dipinta su vasi greci e raffigurata nei mosaici, ma la più affascinante –a mio avviso- ci è regalata dal pittore francese Gustave Moreau: qui l’idra è dritta, con la testa immortale che guarda fieramente un Ercole che si prepara ad affrontarla. Il suo corpo di serpente sbuca dall’acqua ferma del Lago di Lerna, con corpi morti tutto intorno. Più piccole e basse, le altre teste si attorcigliano a difendere la testa immortale.

La serpe di Miðgarðr: la mitologia norrena

Nella lista dei serpenti marini non può mancare la bellissima serpe di Miðgarðr (Miðgarðrsorm), nemica di Thor. Di tutti i mostri descritti in questo articolo, questo è il più grande.

Il suo nome Jǫrmungand, infatti, significa “immenso mostro” ed è una descrizione calzante: il suo corpo steso può avvolgere l’intero Miðgarðr, cioè il mondo visibile. Per questo motivo, i Germani credevano che fosse lui la causa dei terremoti.

Grande quanto il mondo, è spesso rappresentato con la testa che si mangia la coda. Ecco spiegata l’origine dei bellissimi bracciali vichinghi del serpente che sembra voler mangiare sé stesso.

I serpenti marini negli avvistamenti e nei simboli

Temibili e misteriosi, i serpenti marini popolano innumerevoli storie e leggende. Molti cronisti raccontano di gigantesche bestie spuntate dalle acque, ma quasi nessun avvistamento sembra corrispondere a un animale esistente.

Un buon candidato è il Regalecus Glesne, pesce lunghissimo la cui forma sinuosa e serpentina ricorda l’anguilla, con una testa quasi equina e una bella cresta. Navigando nella rete, si può trovare un’impressionante foto di Regalecus Glesne sostenuto da 14 uomini in fila.

A livello simbolico, tuttavia, il serpente acquatico ha una valenza fortissima. Il mistero e l’oscurità degli abissi si fondono con uno degli animali più temibili e indomabili, dando origine a significati e sfumature di grande potenza.