Mostri marini: il Kraken e la sua storia

Kraken con tentacoli che circonda una nave

 

«Molto, molto al disotto nel mare abissale il suo antico, indisturbato, sonno senza sogni dormiva il Kraken […]» (Lord Alfred Tennyson)

Violento e nemico dell’uomo, il kraken è un mostro acquatico dalle dimensioni abnormi che riposa sui fondali dei mari del Nord. Così grande da poter essere confuso per un gruppo di isole, per alcuni ha l’aspetto di una gigantesca piovra, con i possenti tentacoli in grado di avvolgere le imbarcazioni e trascinarle negli abissi.

Un’affascinante leggenda? Non proprio. Il kraken potrebbe identificare i giganteschi cefalopodi che realmente popolano gli abissi, come il calamaro gigante o il calamaro colossale. Lo stesso Linneo, il padre della moderna classificazione scientifica degli organismi viventi, parla del kraken e il suo nome ritorna spesso nelle cronache degli esploratori.

Tra poche righe ti racconterò le leggende, le forme, le descrizioni che possono descrivere il kraken. Prima di prendere il largo, però, ecco due premesse:

  • Il kraken non ha una descrizione univoca. Grande polipo o super-granchio? Entrambe le cose. Ricorda che il kraken rimane un animale leggendario e le immagini che riusciamo a dipingere sono tratte dalle descrizioni dei viaggiatori o dai racconti del mito. Queste descrizioni, vaghe o ingigantite, non sono mai univoche.
  • Il kraken non fa parte della mitologia norrena. Il kraken fa parte delle leggende scandinave, addormentato sui freddi fondali del Mare del Nord. Per questo motivo, spesso si crede che faccia parte della mitologia norrena, fra vichinghi e dakar. Forse derivato da miti più antichi, come l’hafgufa, il kraken viene descritto in tempi molto più recenti rispetto all’epoca vichinga.

Il kraken come Calamaro Gigante ( Architeuthis)

C’è chi dice che le leggende hanno sempre un fondo di verità e può essere il caso del kraken. Dalle descrizioni che ci sono pervenute, infatti, il nostro mostro marino aveva dimensioni gigantesche ed appariva come una grande piovra, con tentacoli che potevano avvolgere una nave. Esiste qualcosa del genere in natura? Sì. Il calamaro gigante, per esempio, raggiunge la lunghezza di 13 metri dalla pinna alla punta dei due tentacoli più lunghi.

Se confrontiamo queste dimensioni con le imbarcazioni tipiche del mare del nord, riusciamo ad immaginare meglio l’imponenza di un animale simile: un due alberi come il ketch, diffuso per secoli nel Mare del Nord, arriva a 30 metri, poco più lungo della mitica drakkar con cui i vichinghi solcavano le stesse onde in tempi più antichi. Nel settecento, quando il kraken popolava i racconti dei marinai norvegesi, un’imbarcazione diffusissima per la pesca nel mare del Nord era il dogre, un due alberi che difficilmente superava i 15 metri di lunghezza.

Il calamaro gigante, insomma, eguagliava in lunghezza la maggior parte dei pescherecci che veleggiavano al largo della Scandinavia. Diffusissimo nelle profondità di tutti gli oceani, è presente anche nelle acque che bagnano la Norvegia. Il suo aspetto, in effetti, è inquietante: ha giganteschi occhi, un mantello culminante con una pinna, otto braccia e due lunghissimi tentacoli.

È aggressivo? Ci sono attacchi documentati, anche in tempi recenti, da parte di calamari giganti alle imbarcazioni. Nel 1980 un architeuthis, per esempio, ha attaccato un sottomarino francese a 3000 metri di profondità e violente aggressioni sono avvenute anche in superficie.

Spesso, accanto al calamaro gigante, si cita un altro cefalopode che potrebbe aver fatto nascere il mito del kraken: il calamaro colossale (Mesonychoteuthis hamiltoni), ancora più grande. Il calamaro colossale, però, vive in un areale molto più limitato, nelle acque adiacenti al Polo Sud: un po’ lontanuccio dalla Scandinavia. In sostanza, non è in alcun modo possibile che un pescatore norvegese abbia avvistato uno di questi esemplari.

Il kraken come una terribile isola: l’hafgufu

Diesgno del Kraken Hafgufa come mostro marino

Gli autori che a partire dal Settecento descrivono il kraken, in alcuni casi lo associano ad un mostro marino descritto già nel basso medioevo scandinavo: l’hafgufu. Gigantesca bestia, ha la forma di paio di isole o di alte rocce affioranti dal mare.

Già il suo nome evoca un certo mistero, perché in antico norvegese hafgufu significa, letteralmente, nebbia marina. La sua sagoma enorme, insomma, compare ai navigatori nella bruma che copre le acque, senza mostrare le sue forme in modo definito. Ci sono due antichi testi che descrivono l’hafgufu: il norvegese “Lo Specchio del Re” e l’islandese “La saga di Odd l’arcere”. In entrambi i casi, il mostro ha dimensioni tali da essere in grado di divorare navi e balene, con naso e bocca che sembrano fatte di roccia e un corpo che è indistinguibile da un’isola.

Questo mito probabilmente deriva dalla suggestione dei marinai nordici che attraversavano i fiordi coperti dalla nebbia: nella scarsa visibilità, avevano spesso l’impressione di scorgere isole che prima non c’erano, così come strani movimenti delle pareti rocciose. Attraversando con le loro barche gli stretti burroni, temevano di passare in mezzo alle fauci del mostro. Così come si racconta nelle storie, gli stessi navigatori speravano di lasciarsi le fauci alle spalle prima che l’hafgufu chiudesse la bocca.

Il kraken nelle descrizioni scientifiche

Quando si va un po’a fondo nelle ricerche sul Kraken, ci si imbatte sicuramente nel danese Erik Pontoppidan, autore dell’opera “Il primo tentativo di una storia naturale della Norvegia”, pubblicata nel 1752. Pontoppidan descrive con grande cura il Kraken, supponendo che sia un vero animale.

Pontoppidan ci racconta che il pericolo maggiore per i marinai non era legato agli attacchi veri e propri, ma ai semplici spostamenti del mostro marino sul fondale, in grado di generare vortici di una tale potenza da ingoiare le imbarcazioni.

La descrizione di Pontoppidan mette insieme in una stessa creatura il calamaro gigante e l’hafgugu, descrivendo un mostro marino che quando affiora può essere scambiato per tante piccole isole, con tentacoli talmente possenti da poter avvolgere e trascinare negli abissi anche una fregata da guerra. Il kraken emette un odore particolarmente gradevole per i pesci che così si avvicinano in grande numero, per poi essere mangiati.

La triste storia del Kraken di Montfort

Disegno di un kraken con tentacoli che circonda una nave

Ovviamente, può fare sorridere l’idea che qualche studioso davvero abbia creduto che il kraken esista davvero, ma va ricordato che tanti ricercatori dell’epoca hanno fatto ipotesi simili. A questo proposito, voglio raccontare la triste storia di Pierre Dénys de Montfort, uno sfortunato naturalista che ha tutta la mia simpatia. Montfort ha dedicato la vita a voler dimostrare l’esistenza delle piovre giganti e in una sua opera, in particolare, descrive proprio la piovra-kraken (le kraken-pieuvre in francese).

Nel 1782 scompaiono di colpo ben 10 navi da guerra inglesi e Montfort fa un’ipotesi molto azzardata: è stata una piovra gigante! Purtroppo per lui, gli inglesi raccontano che si è trattato, in realtà, di un uragano. Oltre a distruggere le navi, l’uragano ha travolto anche la reputazione di Montfort, che finirà la sua vita in totale povertà, morendo di fame a Parigi, preso in giro dagli altri studiosi.

In realtà, Montfort, descrivendo il kraken, ha contribuito alla scoperta del calamaro gigante, di cui sarà provata l’esistenza solo nel 1857.

Naturalista validissimo, ha catalogato e individuato 129 generi di molluschi, con scoperte tassonomiche valide ancora oggi e anche per questo ha tutta la mia ammirazione e simpatia.

Il povero Montfort, nell’ipotizzare l’esistenza del kraken, dipinge una bellissima illustrazione. Come omaggio per lui, la ho reinterpretata in questo articolo, nella pittura di copertina.

Il gigantesco granchio e i vulcani del kraken

Disegno del Kraken raffigurato come granchio

Monftort ha preso, con il kraken, un granchio gigantesco, in senso figurato. Alcuni autori, però, descrivono il kraken proprio come un granchio enorme. Wallenberg, un autore svedese, nel 1781 afferma che il Kraken è chiamato anche “il pesce granchio”, facendo poi una descrizione del tutto analoga a Pontoppidan.

Il grande fascino del kraken, insomma, sta proprio nell’indeterminatezza della sua forma, in sospeso fra isole, piovre, rocce e crostacei. Misterioso e sconosciuto, ispirerà straordinari poeti, pittori e scrittori.

Personalmente, mi piace pensare che la leggenda del Kraken derivi in gran parte dalla vera osservazione dei calamari giganti nei Mari del Nord, anche se è raro che arrivino in superficie. Una seconda ipotesi, molto affascinante, mette insieme la suggestione del kraken con le attività vulcaniche sottomarine dell’Islanda, con il loro ribollire continuo e inquietante.

Per me, il kraken è il mostro marino che più rappresenta il mistero ambiguo degli abissi, indefinito e indefinibile, vero e leggendario. Un bellissimo proverbio latino dice: In mari multa latent. Nel mare, molte cose sono nascoste. Così il kraken e i suoi affascinanti segreti.

Questo elemento è stato inserito in Blog. Aggiungilo ai segnalibri.